mercoledì, 31 dicembre 2008
Si va.


Questo è l'ultimo post dell'anno.
Un anno decisamente pesante. Un anno assurdo, per tanti versi e sotto tanti aspetti. Un anno comunque di vita. Un anno che mi ha insegnato tante cose. Un anno in cui mi sono anche immerso nei blog di altre persone, in cui ho fatto polemica, in cui ho scoperto degli amici, e ne ho persi altri. Un anno di cambiamenti lenti e di improvvise prese di coscienza. Un anno in più e si vede, un anno di buoni propositi andati male, e di impegni presi e non sempre mantenuti... Un anno stanco. Ma anche un anno di riflessioni, di amici ritrovati e di libri letti. Un anno ancora con i miei genitori, con il mio gatto, un anno in cui la città di Roma si è fatta scoprire per un pezzettino in più. Un anno in cui ho disegnato poco ma fotografato molto. Un anno nel bene e nel male più di conferme che di sorprese. Un anno che ormai è finito e mi ha sfinito.
Ma ho sempre una voglia enorme di vedere cosa succede. Sono troppo curioso. Quindi ben venga il nuovo anno, ben venga anche se nasce sotto pessime previsioni, ben venga perché comunque ci sto.

Via, in marcia. Si va.
E qui di seguito attacco una poesia di Palazzeschi, che dice tutto quello che va detto.
Buon anno a tutti.

Movimento 
Io vo… tu vai… si va… 
Ma non chiedere dove
ti direbbero una bugia:
dove non si sa. 
E è tanto bello quando uno va. 
Io vo… tu vai… si va…
perché soltanto andare
in un mondo di ciechi
è la felicità.
postato da: Nerobear alle ore 17:53 | Permalink | commenti
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venerdì, 05 dicembre 2008
corrdoio
Dal lbro appena uscito
"Partitura per spugne di mare e resine fossili"
una bellissima poesia di Cesare Callegari, ovvero l'altra metà di questo blog. E mi piace pubblicarla non solo perché Cesare ha scritto delle bellissime poesie, e questa in particolare mi ha colpito. Ma anche perché la radice della parola poesia risiede nel greco "poiein", ovvero FARE. Quando ho scritto il post "no they can't" qualcuno chiedeva "ma cosa possiamo fare?".  Credo che anche una poesia sia la risposta.


Nel taglio netto
Impollinando angeli attiralame,
la faccia mia, asciutta di granito, ha detto no.
Fronte stando, allo stomaco rivoltante,
da secoli riempito, del non chiarezze chiedere
che la mia mano ha armato di prodigi,
dita vuote si libravano nell'aria.
Nel riso scomposto che la liberazione adduce,
ho sputato sbavanti fumi,
rivelazioni scorrendo placido,sotto le palpebre chiuse.
Singole conoscenze che ruotano di piume,
madri, amate fascinazioni posticce,
rivelate come frumento piegato,
non sono più il mordente autunno,
che le foglie di sangue tinge.
Non esiste più vocabolario che prepara al crescere.
Non rimane più, per più di un'ora, la faccia piatta
e sbigottita di chi verde non vede il prato.

postato da: Nerobear alle ore 02:02 | Permalink | commenti (3)
categoria:poesia, arte, , bellezza, cesare