venerdì, 14 novembre 2008
rosenkavalier
La cronaca. Ieri sera sono andato all'opera a vedere il Rosenkavalier (o Cavaliere della Rosa, se preferite) di Richard Strauss.
Una premessa. Il Rosenkavalier è una delle mie opere in assoluto preferite. Un feticcio, quasi.
Vi convergono:
una musica meravigliosa;
un libretto splendido che anche se non posso apprezzare appieno (ragazzi, è in tedesco... e sì, ho studiato tedesco e sempre sì, lo ho anche dimenticato tutto) rimane uno dei più belli che io conosca;
una ambientazione settecentesca perfetta, raffinata e scintillante ma per nulla leziosa;
uno spirito mozartiano che aleggia nell'aria (con tutte le dovute differenze, certo, tra Mozart e Strauss);
una drammaturgia che funziona sulla scena in maniera quasi perfetta.
Insomma, una delle opere per me più belle in assoluto.
Ecco, finalmente ieri sono riuscito a vederla. Qui a Roma. Alla prima (wow!).Asciugo al massimo la "recensione", si sa che l'Opera di Roma è quello che è, che Gelmetti (il direttore d'orchestra) non riesce a mettere alcun brio in una partitura che invece ne ha tanto, così come languore, e momenti di profonda malinconia. Sfioriamo appena la regia, classica ma con alcuni errori assurdi. Bravi i cantanti, più o meno in parte, ma bravi comunque.
Un accenno al pubblico romano, composto di una serie di carampane assolute in ghingheri per il primo atto, e, assai cafonamente, desaparecide già al secondo (ivi compreso il signor Presidente della Repubblica Napolitano, sul palco reale con una donna Clio dai capelli color.. color? boh...)... Una ineffabile signora usciva dicendo "eh non è Verdi nè Puccini..." scatenando in me una certa rabbia da melochecca (lo ammetto) e in Michele che era con me una pronta battuta ("E meno male!"). Meglio di queste babbione-da-prima-all'opera una bambina seduta dietro di me, che ha retto tutta l'opera, in tedesco, senza battere ciglio, divertita dalla trama, e non scioccata dalla musica.

Ma vabbè. In realtà questo post vuole solo raccontare un'altra cosa.
Uno dei momenti più belli del Rosenkavalier è il monologo della "Marescialla". Per stringere, la Marescialla è una donna di... vediamo... 35, 40 anni? Innamorata del giovanissimo Octavian (il Cavaliere della Rosa, appunto). Ben conscia che prima o poi (più prima che poi) la loro storia finirà, il monologo procede, un po' amaro e molto malinconico, sul tempo che passa.
Ecco, ieri più che mai sono stato colpito dalla bellezza e dalla profondità di questo monologo. Sono pochi versi, cantati splendidamente da grandi soprano che su queste poche righe hanno costruito una carriera. Esprimono lo stupore di una donna che invecchia, che si chiede come sia possibile che avvenga tutto questo, e soprattutto perché dio permetta che lei lo veda così chiaramente. Il monologo diventerà poi un duetto appena Octavian rientra in camera, sviluppando ulteriormente questo tema.
Sono sempre stato toccato da questa aria, in corde molto profonde . E veramente è qualcosa che mi chiedo anche io, sempre di più. Sarà che sto nel bel mezzo della mia crisi di mezza età (era pure ora, eh?), e a 41 anni inizio a vedere le cose in una prospettiva diversa. Prospettiva che non siamo mai preparati ad accogliere (almeno io). Anche perché noi siamo sempre gli stessi, come dice la Marescialla... Non c'è distanza, dentro di me, tra il bambino di dieci anni e l'uomo di 41. Ci sentiamo sempre gli stessi ma non lo siamo più. Come è successo? Quando è cambiato tutto? E lì ci si volta indietro. Non dovremmo mai, ma lo facciamo sempre tutti, credo.
In questo voltarsi indietro arrivano una serie di considerazioni, di conti che non tornano, di rimpianti (è inevitabile, hai voja a dire "non rimpiango nulla, mai"), e ti rendi conto che quel tempo perduto non torna più.
In fondo è un po' la stessa cosa che dico nel post precedente (imeldasays.splinder.com/notheycan't) anche se da un differente punto di vista. Il tempo perso appresso a politici inetti e in malafede, non tornerà mai più. E il tempo è prezioso. E faccio bene ad essere arrabbiato con chi me lo ha rubato, direi.
Ecco. La Marescialla però conclude il suo monologo in maniera geniale:

Das alles ist geheim, so viel geheim. Und man ist dazu da, dass man's ertragt. Und in dem "Wie" da liegt der ganze Unterschied.
ovvero
Tutto è un mistero, un così grande mistero. E siamo qui per sopportarlo. Ed è nel "come" che sta la differenza.

Eh si. Sta davvero tutto lì. Io semplicemente spero di scegliere il "come" giusto.

ps Se volete immergervi nella musica di Richard Strauss, la mia edizione preferita del Rosenkavalier è quella che vedete nella immagine del post. Ovvero, DECCA, dirige Erich Kleiber, è una edizione storica del 1954 (si sente benissimo).
Besos!