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mercoledì, 14 ottobre 2009
Scrivo di getto, scriverò male... Ma tant'è.
Oggi la legge antiomofobia NON è passata alla camera. Abbiamo assistito a uno degli spettacoli più squallidi, in cui siamo stati tutti (TUTTI, non solo gay lesbiche e trans etc etc, ma TUTTI) scippati dei nostri diritti per l'ignoranza colpevole di molti parlamentari. Ignoranza colpevole perché per loro l'ignoranza non può essere una scusa, innanzitutto, e poi perché l'accostamento ad arte di omosessualità, pedofilia, necrofilia, zoofilia, sadismo, masochismo, è un insulto fatto da persone che in realtà conoscono benissimo la differenza tra tutti i termini in questione (a prescindere tra l'altro dal giudizio che possiamo tutti dare su queste singole "devianze").Tutto viene strumentalmente rimescolato, non solo per non far passare una legge al ribasso, un palliativo che con le radici della intolleranza, del razzismo e della omofobia ha pure poco a che fare, alla fine. Il problema è che facendo passare l'equazione grossolana omosessuale=deviato (da quale norma, poi? da quale retta via?), si crea un humus fertilissimo di intolleranza, di paura, di desiderio di appiattimento e omologazione, che colpisce tutti, nuovamente. Colpisce i coattelli che hanno già una vita svuotata e che hanno una rabbia da sfogare sul bersaglio che gli viene indicato (senza dargli gli strumenti critici per capire chi è il vero responsabile della propria rovina e il vero target della rabbia che lo divora). Colpisce chi ha una visione della vita creativa, non piatta, perché questo fatto gravissimo ci dimostra come sia voluto il desiderio di irrigimentare tutto in una visione normale e normata dell'esistenza (norme che poi non valgono ovviamente per chi ha i soldi e il potere di beffarsene). Colpisce chi ha un cervello per capire ma non ha la voce per gridare. Colpisce gli omosessuali non tanto perché ne fa ancora e ancora un capro espiatorio (che lagna vero?) ma perché rafforza sempre di più la vera omofobia, che è quella che in fondo noi ci portiamo tutti dentro. Quella che abbiamo interiorizzato, quella che ci hanno insegnato fin da piccoli (ora è omofobia, può essere il disprezzo per la diversità, per il debole, per quello che non rientra in schemi rassicuranti). Quella con cui facciamo i conti ogni volta che ci sentiamo orgogliosi di essere gay,lesbiche, trans, bisessuali, queer, intersessuali, etc etc etc, perché un eterosessuale non orgoglioso di nulla non ha un problema da affrontare, non ha un profondo e ingiusto senso di inadeguatezza, colpa, vergogna, che invece è il nostro fantasma. In maniera sleale e disonesta questo fantasma ci viene oggi nuovamente sventolato sotto il naso da personaggi peraltro ambigui eticamente (Casini moralizzatore? Mara Carfagna? Berlusconi e la sua compagine di leccaculo? Il Pd sempre più sinistro e meno sinistra?) e intellettualmente (la Binetti è medico? Radiatela. Perché le sue personalissime opinioni non sono scientificamente condivisibili).
Ho passato anni ed anni a lottare contro l'idea di essere sbagliato. Come tutti quelli che portano un bagaglio differente con se. Ora non voglio più essere usato da questi mostri come carne da voto. Come un limone da spremere. Come una vittima sacrificale e come uno strumento di potere. Sono una persona e pretendo rispetto, come minimo.Sono un cittadino e pretendo che le leggi siano rispettate (senza Lodi Afano e altri orrori).
So'io.
venerdì, 26 giugno 2009
In questi giorni stanno succedendo tante cose. Sono appena morti Michael Jackson e Farrah Fawcett. L'Iran si incendia. Berlusconi sproloquia, disegna gioiellini per le sue lolitas, e Repubblica pubblica a raffica video e foto imbarazzanti di ragazze non propriamente "timide" che bazzicano Palazzo Grazioli e Villa Certosa... Francheschini, il PD, i quorum... Internet, le intercettazioni... Alfano, Gasparri, Brunetta... bbrrrr... Il saluto romano e la Brambilla (ma BUTTATELA FUORIII)... Il logo Magic-Italy (bleah!)... C'è appena stato il Pride romano, arriva ora il Pride nazionale di Genova, una ragazza napoletana difende un amico gay da una aggressione e rischia di perdere un occhio, un altro ragazzo viene pestato a Milano perché gay... So' tempi duri e densi. Mi pare innegabile.
In tutta questa durezza, in mezzo a 'sta densità, spicca il low-profile della supervelina di stato, la Sora Carfagna. Dallo scranno del suo Ministero manco un respiro. Per carità, lei con lo scandalo-veline non c'entra nulla (cough cough). La Guzzanti e il Clarin ( il giornale argentino che aveva pubblicato le intercettazioni da cui emergeva il suo ruolo di.. come dire, "D'Addario-ante-litteram") sono una roba vecchia e nessuno pare ricordarsene o collegare quello scandaletto a questo scandalone. E vabbè. Ma in realtà la cosa che mi domandavo era: e sulle questioni dei recentissimi pestaggi? Perché la sua pur flebile vocina di chi difende i più deboli, i discriminati, gli svantaggiati, non si fa sentire?
No perché la Sora Mara ha un Ministero che DOVREBBE fare questo. Come dice lei, proprio lei, intervistata da Vanity Fair, il compito del suo ministero è ACCRESCERE I DIRITTI E DIMINUIRE LE SOFFERENZE. A parte la definizione un po' così... ci si potrebbe anche stare. Ma non mi pare di averla sentita dire "a" su queste ultime vicende (magari mi sbaglio, eh). Resta il fatto che qualcosa non mi quadra. Allora mi faccio un giro sul sito del Ministero delle Pari Opportunità. So che la sezione dedicata ai diritti (negati) glbt è stata eliminata, epurata, al suo arrivo. Ok. Un segno palese, un desiderio di cancellare una realtà che lei stessa è costretta ad ammettere: sempre nella stessa intervista lei dice dei gay che " certo che anche loro sono discriminati, ma così come lo sono le donne, gli anziani, i disabili, i bambini". E quindi? E quindi, siccome sono discriminati, ok, ma non fanno proprio parte del panorama ideologico fascista di Donna Mara, voilà, eliminiamoli. Non esistono. Un non problema.
Per togliermi lo sfizio, ho voluto vedere cosa succedeva inserendo nel campo "cerca" la parola "omosessualità" nel sito del Ministero. Ops. Non esistono voci correlate. Zero. Ok, e "omofobia"? Quello è un problema vero, no? Zero. Alla voce "razzismo" appaiono giustamente, parecchi link. Alla parola "lesbica" ne corrisponde solo uno, e così alla parola "gay". Ma ragazze a voi è andata meglio, perché a gay corrisponde solo l'intervista (ridicola) a Vanity Fair, mentre per lesbica c'è almeni uno straccio di posizione in difesa di una persona debole. Alla parola "famiglia", invece, ecco una valanghetta di link. E valanga anche per il termine "dio". Diooo??? Dio? E che c'entra dio? Non desidero scoprirlo e chiudo la schermata (dopo averne fatto anche qualche foto, così, per abbellire il blog).
Nel frattempo, Alfonsina de Felice, assessore della regione Campania, ha RIMESSO on line le pagine epurate dalla Ministra-con-accessori, proprio per dare un segnale dopo la storia di Napoli.
Fate da soli le opportune valutazioni, io penso solo che Sabina Guzzanti è stata fin troppo delicata, a suo tempo.
postato da: Nerobear alle ore 01:38 |
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domenica, 21 giugno 2009

Una settimana dopo il Roma Pride 2009. Una settimana per digerire la fatica, il lavoro ma anche l'emozione che comunque si prova nello sfilare per le strade (quasi proibite) di Roma. Molto di più per digerire alcuni commenti sentiti e letti, circa il Pride, circa I Pride, etc etc... Uno in particolare, su un blog, fa riferimento ai due manifestanti (yes li chiamo così) che si sono armati di micro-carro-allegorico, uno impersonando un Cristo sul calvario con croce swarosky, e una invece, splendida Madonna celeste. Il post e alcuni relativi commenti erano ( e come te sbagli?) sul fatto che questo atto di vilipendio (uh!) ci aliena (indovina un po'...) il... il... mondo cattolico, ecco!
MA PER FAVORE.
Io credo due cose. Che i cattolici in gamba (e ce ne sono) che hanno riflettuto anche solo per un attimo sulle questioni glbt (matrimoni-adozioni-paridiritti) non si fanno certo smuovere da un uomo vestito da cristo e da una trans che impersona la madonna ad un Pride. I bigotti che sono disposti a tollerarci fintanto che ci vestiamo bene parliamo poco e protestiamo zero, sinceramente, non credo siano le persone che faticosissimamente parte del mondo glbt sta cercando di tirare a se, o forse mi sbaglio?
Si, forse mi sbaglio. Perché l'attenzione, la delicatezza che si pone nei confronti delle presunte sensibilità altrui non si pone assolutamente verso chi, dalla tua stessa parte manifesta per uno stesso scopo. E vai col solito tritissimo attacco stile "il pride è una carnevalata" "le solite trans col culo di fuori" "attenzione a non alienarci il mondo cattolico" etc etc etc...
E qui, la seconda cosa che credo. Che ormai anni di Pride, di attenzione se non di impegno diretto, mi hanno insegnato che tutto rientra in una battaglia ben più ampia tra bigottismo, chiusura mentale, conformismo, e altre visioni. Perché dopo gli insulti continui e reiterati che gran parte del mondo cattolico ufficiale ci ha sbattuto in faccia (il più clamoroso? il Family Day, per esempio), e che sono deplorati dai pochi cattolici aperti che esistono anche in Italia, mi tocca vedere anche il cotè benpensante glbt, che deplora il culo e la tetta (ma anche l'aluccia di angelo e la corona di spine) mostrati a un pride, che è una manifestazione diversa dalle altre proprio perché unisce anche un aspetto baraccone (se vogliamo) che però, e QUI CASCA L'ASINO, ha un senso anche politico. E mi spiace per chi la vede diversamente, ma la liberazione parte dai propri corpi, qualunque essi siano: quindi non solo i muscolosi boy dei carri dei locali, ma anche noi orsi panzuti o qualche delicato scricciolo più ossa che muscoli, non solo le transessuali da cover di Vanity Fair o superlesbochic, ma trans, lesbiche più o meno butch o femme, tutti abbiamo dei corpi che esprimono un desiderio feroce e forte, desiderio che ci viene negato e che siamo talmente abituati a non vedere più, a volte, che neanche ci rendiamo conto ci neghiamo noi stessi per primi. Siamo stati ben educati fin da piccoli a rispettare le autorità che non ci rispettano. Chiesa in prima fila. Autorità morale ed etica che io non riconosco più. Quindi, se diventano degli interlocutori ne sono felice (come per chiunque si affacci a un dialogo). Ma sorry, non vedo proprio in cosa possano indicarmi una strada da seguire.
E quindi sono anche stanco di sentimi dire da un gruppo di gay benpensanti cosa è decente e cosa è indecente (perchè mai il mio sedere dovrebbe essere più indecente di un qualsiasi sedere di pubblicità televisiva, sodezza a parte coff coff), cosa è opportuno e cosa non è opportuno fare con i cattolici (voglio dire... alcune critiche vengono da esponenti del partito che culla e coccola nel suo seno tutto politicalcorrectness personaggi come la Binetti)...
Basta cazzate. Basta nascondersi dietro un dito. Basta vergognarsi di come si è ( perché in fondo in fondo è quello il punto, miei cari) e basta far vergognare gli altri per quello che sono.
Baci a tutti, ma soprattutto al mio Cristo e alla mia Madonna preferiti! (di cui non ho manco una foto da postarvi, ahimè).
Un po' di foto le potete vedere qui:
http://www.flickr.com/photos/nerobear/sets/72157619654687383/
postato da: Nerobear alle ore 23:00 |
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sabato, 07 febbraio 2009
Uno dei due motti che campeggiano sulla testata dell'Osservatore Romano è: "Unicuique suum", ovvero "a ciascuno il suo". Direi che è un precetto apprezzabile, ma direi anche che come al solito trattandosi di Chiesa e Vaticano ci troviamo di fronte alla solita morale doppia.
A ciascuno il suo. Alla chiesa il compito (che nessuno le ha assegnato ma che si arroga di suo, certo, ma tant'è) di elaborare il rapporto con dio come meglio crede. Alla chiesa (come alle altre religioni) il ruolo di guida per i propri fedeli, di rispondere alle domande che ogni essere umano si pone secondo i propri sistemi di valori. Alla chiesa il compito di entrare anche in dialogo con chi crede in qualcos'altro, o con chi non crede affatto. Alla chiesa si chiede anche (da parte di chi ci crede, ovvio... io non gli chiedo proprio nulla di nulla) una posizione sulla morale. D'altronde storicamente le religioni sono sempre stato questo: una serie di norme (di ogni tipo e su ogni argomento, compresi i più ridicoli) che regolano la vita degli individui secondo un'etica che divene morale.
Allo Stato ben altri compiti. Come il fatto di garantire ad ogni cittadino di poter vivere liberamente, secondo i propri principi, se questi non ledono i diritti altrui. Lo Stato dovrebbe mettermi in condizione di curarmi al meglio se sono malato, di difendermi se sono aggredito, di poter studiare e lavorare, di vivere le mie inclinazioni, e anche se lo decido, di morire come desidero. Uno stato che sia uno stato moderno e democratico deve in primis difendere i diritti di ogni cittadino, e per farlo deve avere una posizione laica, scevra da pregiudizi, e libera da condizionamenti. Ovviamente uno stato può essere MORALE, perché ogni scelta che viene fatta ha implicazioni etiche, e ogni epoca ha una sua morale. Ma uno stato non può essere MORALISTA.
Invece guarda un po' cosa ci troviamo qui. Uno stato moralista, e una chiesa moralista. Allo sbando lo stato, preda di furfanti, allo sbando la chiesa, intollerante e integralista. Incapaci di esprimere valori, esprimono ordini, diktat, comandi. Incapaci di adempiere ai loro doveri, ledono dei diritti. Ora dei doveri della chiesa mi fregherebbe poco in quanto ateo, ma ora che lo stato ( i cui doveri, invece, mi riguardano eccome) non mi difende più allora devo difendermi io.
La posizione della chiesa-stato sulla vicenda di Eluana è solo l'ultima beffa. Le posizioni retrive, ipocrite della chiesa cattolica hanno chiaramente mostrato agli italiani dove viviamo. Una chiesa che difende la vita quando gli pare, una chiesa che parla di omicidio e da a chi staccherà un sondino dell'assassino ( e ancora più disgustosamente al padre di eluana, come sottinteso, dell'omicida, fregandosene bellamente dell'inferno in terra di quell'uomo, mentre io mi chiedo... ma su Giovanni Paolo II, così come con altri papi, quanto desiderio di prolungare la loro vita-non-vita una volta entrati in coma c'è stato? Poco, a mio avviso... ma tant'è, è solo la mia opinione...), una chiesa che ha impedito a un uomo COSCIENTE di morire con la dignità che chiedeva (ve lo ricordate Welby?), una chiesa che NON difende i diritti di chi VIVE con regole diverse (la posizione della chiesa sui paesi che condannano l'omosessualità anche con la pena di morte è vomitevole, e recente), una chiesa che predica contro contraccezione, preservativi e aborto (condannando allegramente a morte in Africa e Asia migliaia di persone che di AIDS moriranno sicuramente, e cui verrà impartita suppongo una solenne estrema unzione), una chiesa che... beh, troppe ce ne sono... Il problema è che la stessa chiesa ormai guida anche lo stato, che ha abdicato per incapacità e corruzione ad ogni ruolo anche minimo in questi campi, sia con questo governo fascista-piduista, sia con il precedente governo (e il PD non è il solito bersaglio ma direi un SOLIDO bersaglio, in quanto è decisamente l'altra faccia della stessa medaglia).
Giustamente notava un rappresentante della UAAR (associazione atei) in un contraddittorio radiofonico a Caterpillar (radiodue) con il rappresentate sindacale dei trasporti pubblici di Genova (che faranno obiezione di coscienza per non guidare un autobus con la pubblicità della UAAR che recita "abbiamo due notizie, una buona e una cattiva - la cattiva notizia è che dio non esiste - la buona è che non ne hai bisogno"), che ci si scaldava per questa pubblicità bloccandola (anzi, beh CENSURANDOLA), ma che l'anno prima a genova troneggiava un cartellone pubblicitario pagato da Bagnasco (se non sbaglio) vescovo di Genova, che recitava "DIO TI GUARDA" (e se permettete è MOLTO PEGGIO)... e quello andava bene a tutti.
Dio non esiste. Non ci guarda, non guarda nessuno, non difende e non condanna perché non c'è. Invece ci sono uomini e donne che stanno prendendoci tutto, libertà compresa. Che decidono della vita e della morte degli altri senza un filo di peso sulla coscienza (che non hanno).
Reagiamo.
postato da: Nerobear alle ore 13:45 |
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giovedì, 08 gennaio 2009
Polemiche polemiche polemiche. Sulla chiusura, con tanto di lucchetti, di Monte Caprino (per chi non lo sapesse, Monte Caprino è lo storico luogo di battuage romano, proprio dietro il Campidoglio, un giardino molto bello)... Si stanno un po' scatenando su vari blog dell'area queer... e siccome è un argomento che mi interessa, ne ho scritto pure io. Ma siccome sono pure pigro, vi rifilo il testo del mio commento sul blog
"ANELLI DI FUMO", il cui autore è uno dei pochi con cui mi trovi quasi sempre in sintonia.
La storia, in breve, è questa Alemanno mette i lucchetti ai cancelli di Monte Caprino, che a suo tempo Rutelli aveva fatto tirare su ma mai chiuso del tutto. Levata di scudi nel mondo gay romano, e conseguente discussione, con toni spesso moralistici che io personalmente trovo un po' patetici.
Essendo svogliato e pigro dopo le feste (più che mai), copio e incollo il mio intervento, e mi autocito, diciamo. Tanto, il mio pensiero è proprio quello.
"
Quello che mi preme dire, è che
anche un posto come Monte Caprino è un luogo dove qualcuno si conquistava una "libertà". Sono uno di quelli che partecipa attivamente ai Pride. Sono uno che non si nasconde, che vive la sessualità e l'affettività apertamente, sia a casa che al lavoro, che in generale nel mondo. Sono anche uno che non va per fratte da tanto tempo. Ma se il mondo deve essere fatto solo di locali con tessera (questa è l'Italia, al 99%), ovvero di ghetti legalizzati (per modo di dire, tra l'altro), mi spiace ma mi pare davvero una immagine povera, molto povera.
postato da: Nerobear alle ore 23:49 |
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mercoledì, 05 novembre 2008

Allora.
Dopo essere stato a Parigi un weekend e avere avuto lo stesso rigurgito di tristezza che ho ogni volta che vado in un paese civile (anche se con le sue magagne) e poi mi tocca tornare qui nella palude.
Dopo essermi svegliato con un presidente degli USA che incarna un cambiamento epocale, e aver quindi visto che volendo anche un paese come l'America dopo anni di Bush può cambiare strada e vedere il futuro ("
Yes, we can"!).
Dopo aver visto lo scempio in atto nel nostro, nel mio paese, perpetrato in ogni campo dall'attuale governo, con la ovvia a questo punto
complicità di una opposizione che è vuota, impotente, inetta, poco trasparente.
Dopo le dichiarazioni deliranti di Berlusconi su qualsiasi cosa, che siano banche, crisi, Alitalia, riforma scolastica e universitaria, nucleare, scioperi e occupazioni, protocollo di Kioto, magistratura, televisione e mezzi di informazione, opposizione e governo. E una marea di italiani che se le bevono tutte.
Dopo Sua Calendaressa Mara Carfagna Ministro delle Pari Opportunità (come fanno delle donne pensanti a reggerla e a non viverla come un insulto, destra o sinistra che sia?).
Dopo la riapparizione di Licio Gelli.
Dopo le dichiarazioni gravissime di Cossiga sulle occupazioni, passate così, molto tranquillamente in cavalleria.
Dopo che Paola Binetti ha detto candidamente la sua, e Walter Veltroni la "mette a posto" con un buffetto, passando per libertà di opinione quello che è un pregiudizio orrendo che non dovrebbe appartenere a un partito civile, e non necessariamente di sinistra (ma invece evidentemente direi gli appartiene eccome). E dopo aver incassato l'ennesima esternazione di Imma Battaglia sull'argomento (veh che noia).
Dopo essere stato per l'ennesima volta trattato come carne-da-macello-politico da parte di un centrosinistra che non si merita nulla nè per il suo passato ( che colpevolmente cancella, visto che non ci ha mai veramente fatto i conti, cambiando regolarmente nome e simbolo, ma mai uomini e politica) nè per il suo presente (direi che è innegabile la pochezza che tutti abbiamo sotto gli occhi), con buona pace di chi ha votato pd (non io).
Dopo questo e troppo altro, mi sono detto. Ma Paola Binetti, può dire tutto quello che cazzo vuole, restare salda al suo posto, in un partito di centrosinistra, e tutti tranquilli, tranne ovviamente i soliti capri espiatori?
No, she can't.
Ma Veltroni può davvero gioire della vittoria di Obama (e a suo tempo ache di Zapatero) come se davvero avessero qualche cosa in comune, lui e dei veri leader politici?
No, he can't.
Ma davvero Fassino può trovare un punto in comune con Obama nel fatto che sono tutti e due contrari ai matrimoni gay?
No, he can't.
Ma davvero una destra orrida e razzista e una sinistra che ne è la sua versione sciapa devono essere i miei interlocutori?
No, They can't.
Cerchiamo una strada diversa please? Io come tanti altri, anche persone che la pensano in maniera completamente diversa, veniamo tutti i giorni defraudati di diritti, veniamo privati di vita, lavoro, soldi, piacere, ideali, futuro, da pochi, orrendi personaggi. E il tempo perduto ormai non ce lo daranno mai più indietro. Ecco, questo è il punto. Gli anni persi non tornano più. Ma è giusto, è sacrosanto non stare più zitti., non stare più fermi, fare qualcosa. A cominciare da chi si pone come mio referente (una sinistra che non esiste... sorry, una volta forse c'era, ma ora no, non c'è proprio più), da chi si cala nel ruolo di mio rappresentante senza che nessuno glielo abbia chiesto ne permesso (anche tante associazioni glbt...), e per finire a chi si permette di decidere della mia vita senza averne alcun diritto. Non ultimi gli orrendi parlamentari omosessuali non dichiarati da cui tutto questo blog era iniziato... quelli che ipocritamente votano contro ogni sia pur minimo diritto agli omosessuali, perché la loro carriera ne risentirebbe (ah mi sanguina il cuore davvero) e perché, non scordiamocelo, sono comunque dei privilegiati, e vivono apparentemente in un mondo ben diverso dal nostro, un mondo in cui nessuno paga i propri errori (ma noi si), in cui non ti è richiesta alcuna coerenza, alcuna dignità, alcuna moralità (ma è imposta a noi però...). Ma la devono sempre passare liscia? No, they can't.
Basta. Facciamo qualcosa.
postato da: Nerobear alle ore 18:00 |
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venerdì, 24 ottobre 2008
L'ineffabile Walter Veltroni risponde (oggi) a una lettera aperta,scrittagli da Aurelio Mancuso di Arcigay un po' di tempo fa, in cui gli chiedeva una posizione sull'omofobia, in vista della manifestazione del 25 Ottobre. Il carteggio lo vedete qui:
http://www.arcigay.it/veltroni-lettera-manifestazione-25ottobre08
Il succo comunque è sempre lo stesso.
Oggi che Veltroni deve raccattare gente intorno alla sua manifestazione (perché è sempre più solo la SUA manifestazione, dopo aver defenestrato Di Pietro), risponde con una lettera di maniera, piena di chiacchiere. MA mi ricordo bene della Binetti, che ci ha letteralmente inflitto come se nulla fosse. Mi ricordo bene come sia andata con i Dico ( e non è che si possa dire "beh, ma il PD non esisteva allora..." SUVVIA). Mi ricordo bene come, quando il Comune di Roma ha proposto il Registro delle coppie di fatto, Veltronisindaco abbia bellamente voltato le spalle a tutti noi "delegando" a queste cose il Parlamento, dopo aver strombazzato ai quattro venti come Roma fosse l'avanguardia d'Italia sia sul piano economico, che sociale, che blablabla...quindi perdendo immediatamente un'altra occasione per dimostrare nei fatti quello che veniva predicato a parole.
ERGO, è chiarissimo lampante trasparente che questa lettera di Veltroni è l'ennesima presa per il culo (posso scrivere culo sul mio stesso blog? direi di si).
Mi chiedo anche perché Mancuso abbia scritto la sua lettera aperta a Veltroni. Forse l'Arcigay esprime, a livello di associazione, una compulsività nevrotica che pensavo caratteristica degli individui. Si cerca un dialogo che è evidente (ma lo era anche prima, direi) non esiste. Non sussiste. Non c'è. Stop.
La lettera di Walter andrebbe rispedita al mittente. Ma forse non andava proprio scritta la prima.
ps vi segnalo poi una cosa decisamente agghiacciante. Ringrazio il blog di Anelli-di-fumo (http://www.anellidifumo.ilcannocchiale.it/) per avermi fatto scoprire questa roba:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-748.htm
lunedì, 15 settembre 2008
Leggo oggi su Queerblog una dichiarazione di Imma Battaglia (ve la ricordate?)... ecco il link: http://www.queerblog.it/post/3963/per-imma-battaglia-i-gay-sono-vittimisti-e-non-discriminati
"Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che, detto seriamente, non subisce alcuna vera discriminazione. Chiedo scusa se sono molto sincera".
Ora chiedo scusa io se sono molto sincero, ma francamente, ma cosa dice?
Sul fatto che ci sia una forma di vittimismo anche forte tra gli omosessuali (ma a me sembra più una condizione italica in generale) posso essere d'accordo, perché la sperimento anche su me stesso, per carità. Ma sul fatto che non si subiscono discriminazioni, in quanto omosessuali, mi ri-chiedo: ma cosa cazzo va dicendo?
Siccome non credo che Imma Battaglia viva rinchiusa dentro il gay village, mi pare strano che non si renda conto di cosa la circonda. Di come sia diventata razzista, sessista, omofoba, maschilista la società italiana. Di come si stia facendo una vera e propria caccia-al-diverso, che sia gay, lesbica, trans, rom, nero, handicappato, donna... Le agghiaccianti immagini della trans inseguita di notte come un animale da tante persone "perbene" viste tempo fa in televisione, ve le ricordate? E le foto dell'extracomunitario trascinato dai vigili e quasi cacciato a forza dentro un bagagliaio (non ricordo il nome della località), scattate dai turisti e dagli abitanti allibiti (per una volta, meno male, non indifferenti)? Gli episodi giornalieri di omofobia solo a Roma?
Allora mi ri-ri-chiedo: siccome non vive chiusa nel Parco delle Ninfee ("prestigiosa" sede del Village 2008), non è cieca nè sorda, e non si chiama Mara Carfagna, perché ha fatto una dichiarazione così stupida?
Certo che la condizione omosessuale è normale. A Roma si dice "grazie al cazzo". Ma che non si subisca "alcuna vera discriminazione" , bella mia...
Poi sempre per andare a cercare di capire, spiluccando il web mi sono letto la dichiarazione di Imma Battaglia medesima su questo episodio. La trovate sul suo blog, qui:
http://www.digayproject.org/Home/la_nostra.php?c=1437&m=9&l=it
Dopo averla letta, mi sono ri-ri-ri-chiesto ma cosa cazzo dice???
Una tra tutte:
"
Il fatto che si denuncino sempre episodi di violenza, ma che ancora non si facciano campagne di prevenzione, piuttosto che i locali della Gay Street non mettano un pò di sicurezza privata a tutela della propria clientela, io lo trovo irresponsabile!
Come donna lesbica preferirei di gran lunga vedere una sicurezza organizzata da altre donne piuttosto che vedere le forze dell'ordine aggirarsi tra noi!"
Sinceramente come uomo omosessuale ma anche credo come donna lesbica o come trans o come disabile o come anziano o come extracomunitario, insomma, come persona, vorrei sapere che se vengo aggredito, insultato, minacciato, discriminato mi difende lo Stato. A prescindere da chi sono io.
E se lo Stato non lo fa, chiedo e pretendo che lo faccia, invece di decretare il fallimento di ogni lotta per i diritti piazzando la Security in un bar.
Per il resto... I.B. chiede di essere giudicata dai fatti ("consiglio a tutti di giudicare più dai fatti che dalle chiacchiere o presunte dichiarazioni", scrive sul blog). Intanto le sue dichiarazioni non mi sembrano affatto presunte. Poi i fatti come le chiacchiere sono davvero sotto gli occhi di tutti.
domenica, 17 agosto 2008
Ora vorrei sapere cosa c'è di tanto gay (nel senso di gaio) in un posto dove dei buttafuori si sentono autorizzati a spaccare un labbro a qualcuno che non stava facendo proprio nulla di male? Possono nascere problemi, fraintendimenti, quello che vi pare, ma ci sono mille modi per trattare la gente. Ma picchiare qualcuno dovrebbe essere il più lontano dalla mentalità di chi sa bene sulla propria pelle cosa significa subire delle violenze, siano fisiche o psicologiche. Ma invece pare che, ossessionati come sempre dall'idea di controllare tutto, il village romano si doti di un servizio di sicurezza che non va molto per le spicce e quindi possono anche succedere questi "incidenti" (chiamiamoli così...).
Personalmente sono andato al village per due sere di seguito, e ho visto con i miei occhi due ragazzi buttati giù da un cubo su cui ballavano, in maniera molto violenta, strattonandoli (perché poi? Per fare spazio a un go go boy? boh...). Poi, il racconto di un mio amico, che in una banale discussione si è trovato un dito rotto e un labbro spaccato.
Resto allora della mia solita idea. Che il Gay Village non mi piace. Non mi piace un posto che si chiude su noi stessi, ben lontano dalla città (quest'anno poi, visibilità zero, in una conca a malapena visibile dalla Colombo), come un vero e proprio ghetto, e che poi al suo interno ripropone solamente quello che abbiamo già sperimentato fuori: regolette, intolleranza, clichè banali. Soprattutto la cosa che mi intristisce è che siamo noi stessi a riproporci da soli questi schemi. Invece di creare uno spazio libero in un contesto che libero lo è sempre di meno, ci stiamo abituando sempre più ad autocastrarci (e autocastrARCI, come scrivevo nel post precedente) e come sempre siamo i peggiori nemici di noi stessi. Io pure, non ne sono mica esente, e non è facile uscire dalla strada più semplice. Ma almeno ci provo. A non farmi accartocciare su me stesso da posti e situazioni che invece di farmi stare bene, mi tolgono sempre di più il fiato.
Smack! baci a tutti.
mercoledì, 13 agosto 2008
Beh. L'idea era già abbastanza chiara prima delle vacanze. Ma dopo aver passato una decina di giorni ad Amsterdam ogni dubbio è sparito.
Ovvero. Basta tessera Arci. E già che ci siamo, che è estate, e che siamo a Roma, basta pure Gay Village. Spero di non dire troppe cose imprecise, ma il succo direi che torna.
La domanda ce la pongono sempre gli stranieri che vengono a Roma. Perché per andare in un locale gay in Italia dobbiamo fare una tessera, dare un documento di identità, pagare sette euro (mi pare) per una tessera mensile o quattordici (mi pare) per una tessera annuale, oltre a un ingresso e poi alle relative consumazioni (sempre parecchio care, tra l'altro)?
La risposta era sempre la stessa. La legge italiana vuole così. Se vuoi avere una darkroom, il locale non può essere un locale pubblico (altrimenti ogni atto sessuale viene catalogato come "atto osceno in luogo pubblico" e passibile quindi di multe, etc etc). Quindi saune, locali dove si può fare sesso etc devono essere degli spazi "privati", e la maniera più semplice è che siano delle "associazioni culturali". Sempre per semplificarci la vita, l'ARCIGAY ha fatto in modo di prepararci una tessera con un costo annuale ( ma anche in versione light per i visitatori) che valga in tutti i locali del circuito ARCIGAY.
Questa la pappardella che raccontiamo ai turisti che ovviamente non capiscono molto bene. A Madrid, ad Amsterdam, a Parigi, a Stoccolma, a Berlino, entri in un bar, bevi, scopi, esci, rientri, riesci, chiacchieri, passi da un locale all'altro, senza nessun problema, per nessuno. Ovviamente ci guardano come alieni.
Certo, è il solito segno di arretratezza rispetto a paesi meno omofobi e sessuofobi, e bla bla bla... ma che possiamo farci noi? Anzi che almeno c'è l'ARCI che... E via con la solita storia... Ma qualcosa non mi tornava. Mentre ad ogni viaggio mi godevo la libertà di gironzolare da un posto all'altro, se e come mi pareva e senza finire sul lastrico, a Roma vivo come un carbonaro. Entro in un locale, il rito del controllo della tessera, tutto un po' buio, nascosto, poi la solita birra a quattro-cinque-sei euro...la tessera arci è scaduta, fuori alrti quattrodici euro... E a un certo punto mi è mancata l'aria. Letteralmente. Mi sono fatto le stesse domande che si fanno gli stranieri, e non ho più trovato accettabili le risposte. Mi sono chiesto di nuovo: ma io cosa posso farci se la legge italiana è questa? E mi sono dato una nuova risposta. Che non vuole essere nè quella giusta, o l'unica possibile, ma è quella che mi sono dato io. SE l'ARCIGAY volesse davvero fare qualcosa per cambiare questo stato di arretratezza, dovrebbe essere l'ARCIGAY stessa a promuovere una campagna per cambiare la legge in Italia. A non accettarla per buona, a combatterla invece di avallarla ( e goderne peraltro i frutti, sia con i soldi degli "associati", ovvero noi, sia con i soldi dei locali affiliati, che mi pare paghin una quota annuale in cambio, si spera, di assistenza sulle questioni legali e burocratiche per aprire la fatidica associazione culturale... o no?). Non è un caso che se a Roma un embrione di "quartiere gay" è nato, è nato intorno a un bar aperto sulla strada, come il Coming Out, e non intorno ai soliti locali con porta-suona-apri-tessera-riaprilasecondaporta. Volere poi imporre a un centinaio di metri di strada l'etichetta di Gay Street secondo me è un altro discorso, purtroppo a Roma siamo ben lontani dall'avere una Chueca o un Marais... Per non dire tra l'altro che forse il bello sarebbe avere una città intera che accoglie, e non una stradina o un quartiere "dedicato"... ma questo è un discorso differente.
Insomma. Mi ritrovo di fronte al solito paradosso. C'è una associazione che lotta per i diritti degli omosessuali, gay lesbiche trans e quant'altro, che mobilita energie, forze, soldi, per portare avanti una lotta sulle coppie di fatto in maniera che si è dimostrata assolutamente fallimentare (vi ricordate i Pacs? e i Dico? E il prontissimo voltafaccia dei politici di "sinistra"? Ma vi ricordate anche la debolezza dell'ARCI nel cercare un contatto con un mondo che contatti con noi non ne ha mai voluti, voto a parte?). Questa stessa associazione ha tra l'altro richiesto "decoro" all'ultimo Pride nazionale per far vedere agli italiani tutti che siamo come tutti, buoni, cari, e inoffensivi (per la morale? per il paese? per la famiglia? per chi??).
Beh. Io invece voglio qualcosa di diverso. Non credo di dover dimostrare a chicchessia che sono "normale". Credo invece di dover essere libero di essere diverso, come peraltro tutti, e che questa diversità sia un valore da esaltare e non da reprimere. Così come il sesso non è una pratica da nascondere con pruderie. In fondo è la scelta sessuale/affettiva il nostro minimo comun denominatore. Intorno a cosa vogliamo costruire una vita differente e migliore per tutti noi ( e, sinceramente, anche per i non-omosessuali) se noi siamo i primi a censurARCI?
Quindi, dopo tutto sto papiro elettronico il succo è: perché devo avere una tessera di una associazione che in mille modi vuole convincerci/mi che l'unica strada possibile è l'omologazione, è essere buono bravo e inoffensivo, un bravo lavoratore che paga le tasse (anche se spesso poi i soldi delle suddette tasse finanziano anche iniziative omofobe) e rispetta le leggi (anche se le suddette leggi sono arretrate, omofobe, sessuofobe e maschiliste), e che sa stare al suo posto, sfilando ordinato e decoroso a un Pride che invece dovrebbe essere un Pride di emergenza assoluta? Perché?
Quindi basta tessera ARCIGAY, almeno per me. Esistono locali gay non-ARCIGAY, esistono le chat, le strade, discoteche, parcheggi, cinema porno... esistono mille altre possibilità che mi inventerò.
ps ma perché la tessera ARCI costa 5 euro e quella ARCIGAY 14????
postato da: Nerobear alle ore 16:27 |
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